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MATERIE
PRIME
La "legge di
purezza"
Lapprezzamento per la pasta, sempre più
marcato a livello nazionale ed internazionale, è il frutto
di una rigorosa politica di qualità portata avanti,
difesa, anche in Corte di Giustizia delle Comunità Europee,
e consolidata da parte degli industriali pastai italiani e della
loro Associazione nazionale di categoria, lUN.I.P.I.
La legge 4 luglio 1967, n. 580, e successive modifiche (si veda
in particolare il Decreto del Presidente della Repubblica 9 febbraio
2001, n. 187), nota anche come legge di purezza, prescrive
come principio fondamentale lobbligo di produrre pasta esclusivamente
con grano duro.
Lelevato standard qualitativo della pasta italiana è
il frutto della combinazione di diversi fattori, che concorrono
a conferire al prodotto caratteristiche ottimali. Oltre limpiego
esclusivo di semole ottenute dalla miscelazione di grani duri delle
migliori qualità, possiamo contare su una lunga tradizione
produttiva unita ad anni di ricerca tecnologica e di sperimentazione.
In pastificazione i migliori risultati si raggiungono miscelando
sapientemente le diverse varietà di grano duro, per ottenerne
la semola più adatta per ciascun tipo di formato. Lo stesso
processo produttivo deve essere adattato in funzione delle caratteristiche
del formato al fine di ottenere il massimo risultato sotto il profilo
qualitativo.
La produzione di grano duro italiano non è sufficiente a
coprire il fabbisogno nazionale. In pastificazione viene utilizzato
per l80% circa grano duro italiano mentre il 20-30% (a seconda
delle annate) del grano duro macinato nel nostro paese è
di provenienza estera. Una quota di tali importazioni serve inoltre
a gestire la variabilità qualitativa della produzione interna,
al fine di assicurare la costanza delle caratteristiche qualitative
del prodotto finito.
Da tempo immemorabile, infatti, la buona pasta si fa miscelando
anche grani duri stranieri. Il migliore era il Taganrog, che alcuni
pastai cominciarono ad importare dalla Russia già alla metà
dell800. Taganrog, situato in
fondo al mar di Azof, era il nome del porto in cui tale grano veniva
imbarcato. Li, nel 1833, il giovane Garibaldi marinaio su di una
nave che stava appunto caricando grano duro, ascoltò da altro marinaio
ligure, G.B. Cuneo, fervide parole di italianità e concepì l'idea
di dedicare la sua vita alla redenzione del nostro paese.
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