GIORNATA MONDIALE DELLA PASTA 2005 | Le altre edizioni |


A BARCELLONA LA PASTA RIFLETTE
SU UN FUTURO SEMPRE PIU’ GLOBALE


In occasione del “3° Congresso Mondiale della Pasta” e in concomitanza con il “World pasta day” 2005, manager e nutrizionisti di fama internazionale s’incontrano nella capitale spagnola per ragionare sull’oggi e sul domani di un alimento sempre più universale. Ma anche per sostenere la dieta mediterranea e il suo piatto principe rispetto alle mode poco salutari delle diete “low-carb”.
Verso l’istituzione dell’ “International Pasta Organization”, pensata per promuovere e tutelare l’immagine di questo alimento che ha conquistato le cucine del mondo. La produzione globale ha superato gli 11 milioni di tonnellate, mentre solo in Europa se ne consumano più di 4 milioni di tonnellate. Una curiosità: ogni 10 piatti di pasta serviti nel Pianeta, ben 3 sono indiscutibilmente italiani.

Da New York a Barcellona: ancora una volta - dopo un 2004 in versione a stelle e strisce - il World Pasta day avrà una sede straniera. Come si conviene a un alimento sempre più di casa nelle cucine del pianeta, ovunque simbolo del mangiare bene, all’insegna del gusto ma anche dell’equilibrio e della leggerezza.
Ogni anno nel mondo vengono prodotte e consumate oltre 11 milioni di tonnellate di pasta. E l’Italia, con oltre 3.1 milioni di tonnellate prodotte e 28 kg di consumo medio pro capite annuo, figura come il Paese leader indiscusso di questa tradizione pastaia. Ogni 10 piatti di pasta sfornati a ogni longitudine e latitudine, ben 3 sono infatti realizzati con pasta italiana.
Nella pattuglia dei principali Paesi produttori si distinguono Stati Uniti, Brasile, Russia, Turchia ed Egitto – come vedremo meglio più avanti - mentre dal punto di vista del consumo pro capite figurano in cima alle classifiche anche Venezuela, Tunisia, Svizzera, Stati Uniti, Grecia e Perù.
Per ragionare sui progressi fatti da questo alimento sempre più globale e sulle difficoltà da rimuovere per favorirne i consumi in ogni angolo del pianeta, dal 23 al 26 ottobre, dunque, appuntamento a Barcellona. Dove quest’anno si svolgerà il 3° Congresso Mondiale della Pasta in concomitanza con il World Pasta Day 2005, fissato come di consueto per il 25 ottobre.
Organizzato dall’Unione delle Associazioni degli Industriali Pastai Europei (UN.A.F.P.A) – presieduta da Mario Rummo, che è anche presidente Unipi (l’Unione Industriali Pastai Italiani) - in collaborazione con l’Associazione degli Industriali Pastai della Spagna (A.E.F.P.A), l’incontro vedrà presenti i rappresentanti di ben 33 tra i principali paesi produttori e gli esperti dell’intera filiera della pasta, per discutere sulle tematiche di maggiore attualità e interesse, per i produttori e per i consumatori.
La manifestazione è giunta alla sua terza edizione, dopo l’esordio di Roma nel 1995 (a cura dell’UNIPI) e la seconda edizione in Venezuela (Isla Margarita) nel 2000, a cura dell’Avepastas (Associazione degli Industriali Pastai del Venezuela).

I temi al centro del congresso di Barcellona
Sono molti gli esperti che si alterneranno nel corso delle varie sessioni di lavoro del “3 Congresso Mondiale della Pasta” (www.pastaworldcongress.com), e che a Barcellona metteranno a fuoco numerosi aspetti (di mercato, produttivi, nutrizionali) che toccano questo alimento-base della dieta mediterranea, vessillo del mangiare salutare nel mondo.
Ad analizzare il mercato mondiale della pasta e gli scenari futuri della grande distribuzione interverranno esperti del calibro di Tommaso Barracco (senior vicepresident del “The Boston Consulting Group”) e Nicola Ghelfi (general manager Pasta Meal Business Unit Barilla).
A raccontarci l’evoluzione del mercato della pasta in America sarà invece Simon Nobile Olivo, presidente di Avepastas. Una sessione del Congresso sarà dedicata ad approfondire il tema delle materie prime, con interventi di Neal Fisher (direttore della “Wheat Commission” del North Dakota) e Adrian Measner (presidente del “Wheat Board” canadese).
A discutere dei benefici portati al nostro organismo da questo alimento saranno nutrizionisti di fama internazionale. Che, ancora una volta, spiegheranno perché la dieta mediterranea vince a pieno titolo il confronto con le diete iperproteiche (le cosiddette “low carb”, molto di moda recentemente soprattutto negli Stati Uniti) nella sfida per il nostro benessere, ad ogni età.
A tale proposito – coordinate da un noto “luminare” del settore come Cyril WC Kendall - sono in programma le testimonianze del professor Carlo Cannella (del Dipartimento di Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Roma La Sapienza), e di Maria Grazia D’Egidio (Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura ISC).
Lo scopo? Esaltare su solide basi scientifiche il ruolo dei carboidrati, fondamentali per una sana e corretta alimentazione e per il nostro “star bene” a livello psico-fisico.

L’ “International pasta organization”: arriva l’Onu della pasta
Di grande interesse si prospetta la sezione del Congresso dedicata alla Promotion, nel corso della quale Mario Rummo – Presidente dell’Unafpa oltre che dell’Unipi - proporrà l’istituzione di una “International Pasta Organization”.
“Un organismo simile – spiega Mario Rummo - sarebbe l’icona della cultura della pasta nel mondo, in quanto potenzierebbe l’attività di comunicazione delle Associazioni sparse in tutto il globo. Ciò favorirebbe sia il sostegno delle attività promozionali sia il monitoraggio dei media. E permetterebbe di creare una efficace rete internazionale di referenti scientifici ed esperti di fama per le problematiche nutrizionali, allo scopo di poter contare su un contributo costante di approfondimento e sostegno sui temi più significativi riguardanti il prodotto. Qualcosa di simile oggi accade già nel comparto dei vini, dove esiste l’Organisation International de la Vigne e du Vin”.
L’ambizioso obiettivo di istituire l’ “International Pasta Organization” darebbe senz’altro più forza e autorevolezza alla diffusione dei messaggi a favore della conoscenza e dell’utilizzo della pasta, creando - fra l’altro - un comitato scientifico internazionale di esperti che costituirebbe un panel di “spokepersons” da poter coinvolgere anche in convegni e seminari.
Per tutelare – con il supporto della scienza – l’immagine di un prodotto che sarà sempre più presente nelle cucine del mondo.

Pasta superstar: consumi in crescita sulle tavole del mondo
Complessivamente nel mondo si stima una produzione di 11.4 milioni di tonnellate di pasta. I principali produttori, dopo l’Italia - che mantiene saldamente la leadership con oltre 3.150.000 tonnellate nel 2004, per un valore di circa 3.320 milioni di euro - sono gli Stati Uniti, con 1.165.000 tonnellate. Seguono Brasile (1.000.000 tonnellate), Russia (858.400 t.), Turchia (512.000 t.) ed Egitto (400.000 t.). Viaggiano intorno a una produzione di 250-300 mila tonnellate anche Venezuela, Germania, Messico, Spagna, Francia e Perù.
I primi 10 Paesi produttori assicurano quindi oltre 8 milioni di tonnellate di pasta, pari al 75% della produzione totale.
Elevato standard qualitativo, alto valore nutrizionale, versatilità gastronomica e convenienza economica: questo il mix che rende vincente la pasta e che ne spiega il crescente successo in tutto il pianeta. Come testimoniato anche dalle cifre relative al consumo pro capite annuo: gli italiani figurano in testa alla classifica, con 28 kg a testa. Secondi a noi sono i venezuelani, con 13 chili pro capite all’anno, seguiti dai tunisini (11,7 kg), dagli svizzeri (10,1 kg), dagli statunitensi (9 kg) e dai greci (8,7 kg). Intorno agli 8 kg pro capite troviamo poi Perù, Cile, Svezia e Francia.

Europa: 200 stabilimenti che producono 4 milioni di tonnellate di pasta
I produttori europei (EU 25) assicurano il 39,5% della pasta industriale che viene consumata nel mondo, un 21% arriva dal Nord America, un altro 18,9% dal Centro e Sud America, un 13% dagli altri paesi del continente europeo, il resto da Africa (4,5%), Asia (2%), Australia (0,4%) e Medio Oriente (0,3%).
In Europa, l’Italia assicura il 75% della produzione globale, che supera i 4 milioni di tonnellate, staccando nettamente la Germania (7%), la Spagna e la Francia (intorno al 6%) e la Grecia (3,5%).
L’industria della pastificazione europea impiega circa 15.000 addetti, e può contare su quasi 200 stabilimenti produttivi. E’ curioso notare che, a fronte di una produzione complessiva di 4.096.372 tonnellate, il consumo ammonta a 3.115.625. Il che significa che l’Italia potrebbe coprire, da sola, il fabbisogno complessivo dell’intera Europa.

In Italia, la pasta entra ormai in tutte le case (lo dice l’ISMEA)
Da varie ricerche e fonti statistiche sapevamo che nel nostro Paese la pasta è consumata molto spesso quasi da tutti gli italiani: nel 52,9% dei casi la frequenza di consumo è giornaliera, del 30% dei casi è di 3 volte la settimana, nel 12,3% dei casi e almeno bisettimanale.
Adesso, dal recente “Rapporto Ismea sui consumi alimentari in Italia 2000-2004”, scopriamo anche che è in assoluto l’alimento con l’indice di penetrazione più alto – praticamente il 100% - all’interno delle famiglie italiane. Il che significa che nessun altro cibo, come la pasta, è davvero patrimonio condiviso da tutti i nostri connazionali. Il cui apprezzamento è rimasto costante nell’arco degli ultimi anni, a fronte purtroppo di una generalizzata contrazione dei consumi alimentari domestici.
Nonostante all’interno del comparto dei derivati di cereali negli ultimi 5 anni si sia registrata una riduzione in volume pari in media al 2,9% annuo, la pasta evidenzia l’unico segno positivo. La crescita si è prodotta grazie alla tenuta della pasta di semola e agli incrementi a tre cifre riscontrati dai primi piatti surgelati. Complessivamente, la quota di spesa per derivati dei cereali riservata alla pasta è passata dal 23% al 26% dal 2000 al 2004.
Il maggior numero dei consumatori di pasta si conferma al Sud e nelle Isole (40%), segue il Centro (23%), il Nord Ovest (23%) e il Nord Est (14%).

L’Italia, leader mondiale per produzione, consumi e struttura produttiva
L’industria italiana della pastificazione detiene il primato mondiale per produzione, potenzialità produttiva installata, consumo pro-capite ed esportazione e mantiene saldamente la propria leadership a livello internazionale grazie ad una struttura produttiva articolata in 153 stabilimenti industriali, di cui 135 specializzati nella produzione di pasta secca e 30 in pasta fresca (12 coprono entrambe le tipologie).
La pasta prodotta dall’industria italiana è considerata la migliore al mondo grazie ad una cultura di produzione che è sintesi di tradizione e innovazione, e alla sapiente scelta della materia prima da impiegare, alla base non solo della performance culinaria ma anche dello standard qualitativo del prodotto. Tutto ciò è frutto dell’impiego di semole ottenute dalla miscelazione di grani duri delle migliori qualità, nonché della secolare tradizione produttiva unita ad anni di ricerca tecnologica e di sperimentazione.

2004, anno positivo per la pasta italiana (bene anche l’export, +2,6%)
Secondo le stime effettuate sulla base di dati Istat e AC Nielsen l’industria delle paste alimentari ha chiuso il 2004 in attivo, con un incremento dell’1,8% dei volumi complessivamente prodotti, a cui si accompagna una crescita in valore dell’1,1%. Questo trend positivo è stato sostenuto anche dalla ripresa sul fronte delle esportazioni (+ 2,5% in quantità e + 2,6% in valore) e da una buona risposta del mercato nazionale, in cui la pasta secca di semola di grano duro rappresenta l’88% della produzione totale.
Nel 2004, dunque, il valore complessivo della produzione di pasta – includendo quella fresca e secca - ammonta a 3.374 milioni di euro e a 3.121.000 tonnellate di prodotto.
Le esportazioni italiane di pasta hanno raggiunto un volume di 1.530.100 tonnellate, pari a 1.180 milioni di euro, confermando le previsioni di raggiungimento della soglia “psicologica” del 50% della produzione destinata all’estero. Questo a fronte – lo ricordiamo - di una media nazionale che per il settore alimentare è purtroppo ancora ferma al 14% (in Europa diventa il 18%). Si può già anticipare con ragionevole certezza che nel 2005 la quota destinata all’export supererà molto probabilmente il 50%: solo nel periodo gennaio/giugno 2005, infatti, l’UNIPI elaborando dati Istat, ha registrato un + 6,21% nelle esportazioni di pasta di grano duro verso paesi comunitari e paesi terzi (787.629,850 tonnellate contro le 741.600,776 dello stesso periodo nel 2004).
Vale la pena di ricordare che trent’anni fa l’industria italiana della pastificazione esportava intorno alle 88.000 tonnellate di pasta: quasi 200 volte meno di oggi, dunque. Già nel 1985 questa quota saliva a 366.000 tonnellate, superando invece il tetto di 1 milione di tonnellate nel 1995. I risultati record degli ultimi anni confermano dunque che la pasta sta conquistando posizioni sempre più importanti nelle abitudini alimentari di vari popoli e che le prospettive per l’ulteriore sviluppo dei mercati esteri sono davvero notevoli.

“La cultura della pasta” a favore della salvaguardia del patrimonio artistico italiano: il restauro della Danae di Tiziano
Pasta può essere sinonimo anche di rivalutazione del patrimonio culturale italiano: il meraviglioso dipinto rappresentante la “Danae” del Tiziano, fiore all’occhiello del Museo Capodimonte di Napoli, è tornato a rivivere in tutto il suo splendore grazie al restauro promosso e sostenuto dall’UNIPI. Il 21 aprile 2005 l’opera è stata presentata nella sua “nuova veste” alla stampa. In questo modo l’UNIPI, ancora una volta, ha voluto rimarcare la valenza del binomio “pasta e arte” (simbolo dell’Italian Style a tuttotondo) in un paese, come il nostro, che detiene la maggior parte del patrimonio artistico esistente e che produce –con un primato mondiale- 3 milioni di tonnellate di pasta all’anno.

La pasta, un simbolo “mediterraneo” insidiato dalle diete “low carb”
A favorire il mantenimento degli attuali livelli di consumo di pasta nel nostro Paese – che ammontano, lo ricordiamo, a 28 kg pro capite - sono stati senza dubbio anche i recenti studi che hanno ribadito i benefici dei carboidrati per la salute. Principi messi in dubbio dalle “mode” alimentari iperproteiche che ultimamente avevano disorientato i consumatori, anche se oggi risulta sempre più chiaro l’orientamento in proposito dei nutrizionisti (vedi comunicato allegato).
Per questo, in Italia, tra i messaggi chiave dell’edizione del “World pasta day” 2005, accanto al piacere di far riscoprire le origini territoriali e locali della nostra tradizione pastaia, con un dossier (intitolato “Nord, Centro, Sud: di che pasta sei?”) nel quale sono raccolti mille anni di storia, aneddoti, personaggi, abitudini di consumo, formati e tecnologie della pasta italiana - si vuole mettere l’accento sulle qualità nutrizionali di un prodotto in linea con uno stile di vita dinamico, salutare e sportivo.
Adatto per tutti, ma in particolare per il target dei giovani, sui quali è più facile, purtroppo, che possano attecchire “mode” alimentari non corrette – come ad esempio la dieta Atkins o la dieta a Zona - che si discostano sensibilmente dallo schema della dieta mediterranea, caratterizzate come sono da un basso livello di consumo di carboidrati.
In questa scelta contenutistica c’è continuità rispetto al “World pasta day” 2004, celebratosi a New York, che aveva già lanciato l’allarme in relazione al dilagare, specialmente negli Usa, dei piani dietetici “low carb” che, come continuano a confermare molti nutrizionisti “top” a livello mondiale, possono risultare molto pericolosi per l’organismo, specialmente se prolungati nel medio-lungo periodo.

I più noti all’estero: spaghetti al pomodoro, tagliatelle al ragù e rigatoni alla carbonara
Per fortuna l’immagine della pasta non sembra risentire di questi attacchi “mediatici”, come dimostra la recente consacrazione in patria da parte dell’Accademia italiana della cucina (la più prestigiosa istituzione per la promozione della civiltà della tavola e della gastronomia italiana nel mondo), che ha voluto dedicare il “XIX Convegno Internazionale sulla Civiltà della Tavola” di Sorrento a questo alimento, interpretato come “vessillo della cucina italiana nel mondo”. Nel corso di questa manifestazione, con la partecipazione dell’Accademia Internazionale di Gastronomia, si sono svolte le cosiddette “Olimpiadi della pasta”, che hanno visto confrontarsi 25 giurati di 15 diversi paesi per eleggere la ricetta di pasta più note all’estero (nell’ordine: spaghetti al pomodoro, tagliatelle al ragù e rigatoni alla carbonara) ma anche quelle più buone: sul gradino più alto del podio, in questo caso, è salito un piatto di spaghetti con le vongole, al secondo posto si sono piazzate le linguine al pesto, al terzo le farfalle al gorgonzola.


Ufficio Stampa: INC Istituto Nazionale per la Comunicazione
Via G.B. De Rossi 10 – 00161 Roma
Serena Patriarca tel. 06 44160887 –s.patriarca@inc-comunicazione.it


Clicca qui per i testi della Cartella Stampa

 

 

Si ringrazia: