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Sono passati 220 anni da quando Thomas Jefferson ha “portato” la pasta negli Stati Uniti, facendosi spedire da Napoli un torchio per fare i maccheroni. E 161 dall'apertura della prima fabbrica di pasta a Brooklyn, ad opera di un emigrato italiano che si era trasferito in Francia.
A chiudere idealmente il cerchio e rinsaldare questo antico legame, il 26 ottobre torna a New York City il World Pasta Day 2009, la manifestazione che da 12 anni celebra in tutto il mondo le virtù dell'alimento simbolo della dieta mediterranea, ma ormai di casa nelle cucine dei cinque continenti.
Sbarcata oltreoceano assieme agli immigrati italiani, oggi la pasta in America rappresenta
un'industria fiorente - la seconda al mondo dopo l'Italia per volumi prodotti con 2 milioni di
tonnellate. Ma, soprattutto, costituisce una gustosa e sana consuetudine per oltre 230 milioni di americani (il 77% dei cittadini USA, v. Focus 1 “La pasta in America”), che mangiano spaghetti e maccheroni almeno una volta a settimana. Primi fra tutti, i vip di Hollywood, tutti in coda nei migliori tra i 15mila ristoranti italiani d’America o pronti a seguire l'ultima moda di “noleggiare” un cuoco italiano per cene speciali a domicilio.
Insomma, qualcosa si muove anche nella cosiddetta “Fast Food Nation”. Ma ancora non basta, se è vero che, secondo l'ultimo rapporto del Ministero della Sanità americano il 34% della popolazione adulta degli States è obeso (contro l'8% dell'Italia), il 32,7% è sovrappeso e c'è un preoccupante 6% gravemente obeso. Per questo il tema della 12ma Giornata Mondiale della Pasta, organizzata dall'IPO (International Pasta Organisation) assieme alla Oldways Preservation Trust sarà “Piatti a base di pasta sulla tavola di ogni famiglia” e presenterà tutti i plus di un alimento che fa bene sia alla salute che al portafoglio: dai vantaggi dei carboidrati “buoni” per una sana alimentazione quotidiana, al primato della dieta mediterranea rispetto alla filosofia del fast food, senza trascurare i benefici economici dovuti al basso impatto sul bilancio familiare.
NEGLI USA UN PRANZO IN FAMIGLIA CON LA PASTA COSTA QUANTO UN BIG MAC
Negli Stati Uniti la crisi ha portato in dote il più importante incremento nei prezzi dei generi
alimentari degli ultimi 17 anni. I consumatori americani stanno di conseguenza sviluppando una nuova e più matura consapevolezza negli acquisti, sempre più orientati verso alimenti budget friendly ma anche gustosi e nutrienti. “Oggi un piatto di pasta è vincente sotto tutti i punti di vista - afferma Mark Vermylen, presidente della National Pasta Association (NPA). Non solo continua a restare tra le pietanze più a buon mercato, ma per il consumatore americano può essere una versatile e più sana alternativa rispetto ad altri piatti meno salutari e ben più cari.”
Partendo dal costo medio di un pacco di pasta da una libbra (poco meno di 500 gr), pari a 1,33 dollari, la NPA ha calcolato che, oggi, negli Stati Uniti mangiare a casa propria una porzione di pasta con il suo sugo a base di pomodoro costa appena 83 centesimi di dollari (circa 0,56 Euro). Il che significa che una famiglia di 4 persone può mangiare con un piatto di pasta spendendo l’equivalente di un Big Mac, che oggi costa circa $ 3,54.
200 DELEGATI DA TUTTO IL MONDO PER FARE IL PUNTO SUL BUSINESS DELLA PASTA
Con l'obiettivo di fare il punto sul presente – e sul futuro della pasta negli USA e nel mondo,
all'indomani di una delle sue stagioni più difficili - 200 delegati dei principali Paesi produttori e
consumatori di pasta e prestigiosi opinion leader del mondo della medicina e della scienza
dell’alimentazione sono attesi nella Grande Mela per partecipare ad una conferenza fissata lunedì 26 ottobre presso il Millennium Broadway Hotel di Times Square.
Nel corso della mattinata sono previste le testimonianze di autorevoli esperti sullo stato di salute dei mercati del grano e della pasta negli USA e nel mondo. Il primo a prendere la parola sarà Peter Smith, A.D. di New World Pasta, con un’analisi dell’industria pastaria statunitense. Seguirà l’intervento di John Miller, presidente di North American Miller's Association, che presenterà l'industria molitoria americana. Infine Jim Peterson, Marketing Director della North Dakota Wheat Commission, con una disamina del mercato statunitense del frumento duro chiuderà la parte dedicata al mercato interno americano. A seguire, Umberto Sacco, Presidente dell’Unione delle Associazioni dei Semolieri dell’U.E. (Semouliers), interverrà per illustrare le prospettive del grano duro a livello comunitario ed internazionale.
A Claudio Zanao, presidente di ABIMA, l'associazione dei produttori di pasta brasiliani che
organizzerà l'anno prossimo a Rio de Janeiro il World Pasta Day 2010 ed il quarto congresso
Mondiale della Pasta, il compito di introdurre le nuove sfide che attendono il mercato globale della pasta.
GLI ESPERTI SPIEGHERANNO PERCHÈ LA PASTA DEVE ENTRARE NEI MENÙ DI TUTTE LE FAMIGLIE
La sessione pomeridiana, alla presenza dei media, si aprirà con l’intervento di Paolo Barilla, Vice- Presidente Barilla, che presenterà una relazione dal titolo “Pasta is good for people, environment and economy”. Si terrrà quindi una tavola rotonda scientifica moderata da K. Dun Gifford, Presidente di Oldways, nel corso della quale saranno presentate le principali evidenze scientifiche a sostegno dell'introduzione della pasta sulle tavole di tutti i giorni e nei menù dei ristoranti. Sarà la volta dell'attesa relazione del professor Nikos Scarmeas, neurologo del Columbia Medical Center, su “Pasta, dieta mediterranea e Alzheimer: come nutrire il cervello”, che dimostrerà come chi segue la dieta mediterranea ha un rischio minore di sviluppare il morbo di Alzheimer e deficit cognitivi. La sessione scientifica si chiuderà con l'intervento di Joanne Slavin, professore di Food Sciences e Nutrition presso l'Università del Minnesota e membro del Comitato per le Linee Guida USA per una corretta alimetazione, che riassumerà le più rilevanti ricerche scientifiche sui benefici dei carboidrati pubblicate negli ultimi 5 anni.
Chiuderà il programma una sessione dedicata al gusto, alla gastronomia e agli aspetti socio culturali legati alla pasta, con una tavola rotonda di food writers, chef e giornalisti specializzati, moderati dalla scrittrice americana Melissa Clark e uno show cooking finale con alcuni tra i più famosi
hef americani, tra gli altri Tony May, del ristorante San Domenico di New York, non a caso,
censito dall'Accademia Italiana della Cucina tra i 70 migliori ristoranti italiani degli Stati Uniti (v. Focus 3 “Ricerca AIC-UNIPI”).
UNIPI: IN ITALIA NE MANGIAMO 26 CHILI PROCAPITE, CONSUMI A +2%
Secondo l'UN.I.P.I. - Unione Industriali Pastai Italiani, nell'ultimo anno sono state prodotti in
tutto il mondo circa 12,3 milioni di tonnellate di pasta. Per rendere l'idea, se mettessimo in fila 1 milione di tonnellate di confezioni di spaghetti (da 500 grammi) otterremmo un “serpentone” di quasi 500mila chilometri. Sufficiente a fare il giro del mondo per oltre 12 volte. L'Italia è leader mondiale del mercato con circa 3,2 milioni di tonnnellate, pari ai ¾ dell'intera produzione europea, davanti a Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), Brasile (1 milione di tonnellate) e Russia (858 mila tonellate). In pratica, 1 piatto di pasta su 4 consumato nel mondo è fatto con pasta italiana.
Nel 2008, rivela l'U.N.I.P.I., abbiamo esportato oltre il 50% della produzione, pari a 1,6 milioni di tonnellate di pasta, finite principalmente sulle tavole di Germania (19%), Francia (15%), Regno Unito (14%), Stati Uniti (7%) e Giappone (5%), per un controvalore di quasi 2 miliardi di Euro. Potere di un alimento globale che in questi ultimi anni ha avuto la capacità di superare confini culturali e geografici, innescando nuove tendenze di consumo fusion.
Ottimi i segnali che arrivano dal mercato interno, a confermare che la pasta continua ad essere di gran lunga il piatto preferito dagli italiani e alla portata di tutte le famiglie: oggi una porzione da 80 grammi di pasta consumata a casa, condita con olio extravergine d'oliva, pomodoro e parmigiano, costa meno di una tazzina di caffè.
Il volume del mercato nazionale ha fatto registrare nel 2008 una variazione di segno positivo
(circa il +1%), confermando un'inversione di tendenza già manifestatasi a partire dalla fine del 2007, quando i prezzi sugli scaffali hanno cominciato a subire i primi ritocchi. E la riduzione del prezzo al consumo della pasta, secondo gli ultimi dati Istat, prosegue nel 2009, facendo segnare, ad agosto 2009, -2,2% rispetto ad agosto 2008 e un eloquente -3,5% a settembre 2009 rispetto al corrispondente mese dell'anno scorso.
Non c'è da stupirsi, allora, del trend positivo dei consumi interni: l'anno scorso in Italia sono stati consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di oltre 2,8 miliardi di Euro. E nei 12 mesi da agosto 2008 e agosto 2009 il consumo della pasta è aumentato del +2%.
A proposito di consumi, questo indicatore si ferma – in media, nei Paesi consumatori – attorno ai 7-8 chilogrammi l’anno di pasta a testa. Anche se i 26 chilogrammi pro capite consumati in
Italia rappresentano il doppio rispetto al consumo del Venezuela, secondo con 12,9 chilogrammi davanti a Tunisia (11,7 kg) e Grecia (10,4 kg).
NEGLI USA E IN CANADA 15MILA RISTORANTI ITALIANI E AD HOLLYWOOD IMPAZZA IL “PERSONAL PASTA CHEF”
E gli Stati Uniti? Con 9 chilogrammi pro capite, quasi 1,5 miliardi di confezioni di pasta secca
vendute nella grande distribuzione e un mercato stimato in 6,4 miliardi di dollari, nel 2008
raggiungono la Svezia al 6° posto di questa speciale classifica. In particolare secondo i dati Nielsen, i consumi fanno registrare un incoraggiante +0,4% (ma il dato non comprende le vendite di pasta nella catena Wal-Mart, dove secondo le aziende il tasso di crescita di spaghetti e penne è ancora superiore). Una buona notizia, dopo un quadriennio in cui la pasta aveva fatto registrare valori di segno negativo dell'1-2% annuo, riconducibili, per la National Pasta Association, al boom delle diete iperproteiche. Che, a giudicare da questa inversione di tendenza, si stanno rivelando poco più di una moda passeggera.
Al di là dei numeri, diversi indizi lasciano intravedere oggi l'inizio di una stagione gourmande per la pasta negli USA: finiti i tempi degli improbabili chef televisivi che proponevano paste collose, oggi la pasta è presente nel 95% dei ristoranti americani, viene sdoganata in vari articoli perfino sul mitico New York Times ed è adorata da decine di star hollywoodiane. Che si improvvisano chef (l'elenco va da Madonna a John Travolta, Bruce Willis, Johnny Depp, George Clooney, Gwyneth Paltrow e Catherine Zeta-Jones) o, pur di non rinunciare al piacere di una cena “100% italian style” (vedi Robert De Niro, Scarlett Johansson, Quentin Tarantino, Halle Berry, Uma Thurman e Tom Cruise) non esitano ad “affittare” un personal pasta chef per rendere le occasioni speciali.... ancor più speciali.
Mentre altri, vip e non, preferiscono seguire l'esempio di Barack e Michelle Obama (che adorano gli stringozzi alla carbonara “chic” del ristorante La Spiaggia di Chicago), scegliendo di andare in uno dei 15 mila ristoranti italiani sparsi negli States che, lo rivela l'Accademia Italiana della Cucina in una guida inedita dedicata ai “top 70” tra questi, oggi presentano un’offerta gastronomica sempre più legata al recupero della nostra identità regionale.
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