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SPAGHETTI & COMPANY:
cuore della dieta mediterranea
I pregi nutrizionali di questo alimento non
sono più patrimonio di pochi esperti. Tutti sanno che la
pasta è alleata di chi vuole mantenersi in forma ma anche
di anziani e bambini. Per questo, insieme a olio di oliva e verdure,
continua a rappresentare il modo giusto e sano di mangiare nel mondo.
Si cominciò a parlare
per la prima volta di "dieta mediterranea" 20 anni fa,
in seguito ai risultati di una ricerca sulle abitudini alimentari
degli americani condotta negli anni '70 dal Senate Select Committee
on Nutrition and Human Needs. Il Governo degli Stati Uniti aveva
finalmente deciso di combattere obesità, diabete, ipertensione,
affezioni vascolari, infarti e perfino alcune neoplasie - ovvero
tutte quelle malattie cosiddette "della civilizzazione"
- fuori dagli ospedali: la battaglia doveva cominciare in cucina,
sulle note dell'antico adagio "prevenire e' meglio che curare",
a salvaguardia dell'economia del paese e della salute dei cittadini.
Indubbiamente, l'aborrita parola diet, che solo per i filologi più
colti significava allora "stile di vita" (dal greco diaita)
piuttosto che "sacrificio quotidiano", fu resa senz'altro
più digeribile da quell'attraente Mediterranean posto a inizio
frase. Mediterranean funzionò da perfetto marchio pubblicitario
in un'epoca in cui la fascia medio-alta di consumatori americani
già associava questa parola alle tipiche atmosfere romantiche
profumate di mare, sole e basilico descritte in riviste e programmi
tv dei tardi anni '60.
La celebrazione della dieta mediterranea non costituì
una novità assoluta, perché diversi scrittori della
classicità avevano già descritto le benefiche virtù
di cipolle, olive, lenticchie, focacce e fichi. Era però
la prima volta che veniva dato un sicuro riconoscimento scientifico
alla salubrità del mangiare di-tutto-un-po', soprattutto
pane e pasta insaporiti e "complementati" da olio d'oliva,
pesce, legumi e formaggi, limitando ma non proibendo del tutto le
carni rosse e i cibi piu' grassi e ipercalorici.
Il paese che più si avvicinava alle dietary goals consigliate
dal Committee statunitense, grazie all'ingente consumo di cereali
e olio d'oliva, era l'Italia del dopoguerra. Ironicamente, nel 1977,
anno in cui il Committee consegnò il proprio rapporto, il
consumo di carne e pesce in Italia era già quadruplicato
rispetto a quello nel periodo preso a modello dai nutrizionisti
americani.
Mentre negli USA cominciava a furoreggiare la moda del cibo made-in-Italy
e i Giapponesi impazzivano per i ristoranti italiani di grido a
Tokio e nel mondo, qui da noi esplodevano i fast-food e le steak-houses.
Per fortuna, la palla è rimbalzata velocemente indietro,
e oggi si può affermare, con sollievo, che la dieta mediterranea
è tornata ad essere profeta in patria, e, negli Stati Uniti,
lo sta diventando sempre di più.
LA PIRAMIDE DEL BENESSERE
Il Dipartimento Americano dell'Agricoltura ha utilizzato il simbolo
della piramide per sintetizzare graficamente le necessità
di un'alimentazione sana e corretta, che, manco a dirlo, riflette
in pieno le caratteristiche della dieta mediterranea. Alla base
della piramide si collocano i cereali. I quali, sotto forma di pasta,
pane, pizza, polenta, cuscus o corn flakes, in una dieta ideale,
devono fornire almeno la metà del totale fabbisogno calorico
giornaliero. Ai piani superiori, e in ordine di quantità
di consumo decrescente, si trovano frutta e ortaggi, seguiti al
terzo piano da latticini, carni, pesce, uova e legumi secchi; infine,
la punta della piramide contiene grassi, zuccheri e dolciumi.
La pasta, però, gratifica il palato infinitamente più
del miglio; nelle sue versioni più semplici è facile
e "pulita" da preparare; è economica; toglie la
fame reale e quella psicologica; non ha scarto e non è deperibile;
è un cibo allegro e, si dice, perfino scintilla di seduzione
e mediatore di conflitti. Ora che lo spauracchio gastronomico del
secolo: "oddio, la pasta fa ingrassare" è stato
sfatato, la pasta regna sovrana in ogni cucina ed è sempre
più amata anche all'estero, perché di lei ci si innamora
al primo assaggio.
Ma quanta energia è contenuta in una porzione standard di
spaghetti?
100 grammi di pasta contengono:
carboidrati complessi
(amidi) al 70%-75%
proteine al 10-13%
acqua al 12%
circa
fibre al 2-3%
vitamine B1,
B2 e PP e sali minerali
L'apporto calorico di 100 grammi di pasta scondita è
di 360 calorie. Il gran vantaggio della pasta, e dei carboidrati
in genere, è però quello di rifornire il nostro organismo
di energia pulita. In questo gruppo di alimenti, i grandi assenti
sono infatti i grassi, accanto ad alcuni aminoacidi essenziali di
origine animale e le vitamine A, C e D. Ma l'industrioso
popolo di affamati contadini, pastori, pescatori e piccoli artigiani
del nostro paese ha ovviato alla carenza di questi ultimi, creando
grandi piatti unici in cui si associano i componenti della pasta
a quelli dei legumi secchi (pasta e fagioli, pasta e ceci); del
pesce con spolverate di varie erbe aromatiche ricche di vitamina
C (pasta con le sarde, innumerevoli zuppe di pesce e condimenti
a base di crostacei e frutti di mare); del pomodoro e parmigiano;
dei broccoletti e salsiccia, e via dicendo.
La pasta nasce come portatrice di intingoli: non
ci sono limiti a questa sua meravigliosa vocazione, che nei secoli
è andata via via "specializzandosi" dando vita
a centinaia di forme diverse per architettura, spessore, consistenza
e sapore.
La pasta non ha controindicazioni di sorta.
Tanto più facilmente digeribile quanto più mangiata
al dente, condita da sughi leggeri e ben masticata, la pasta fa
bene ad anziani e bambini; aiuta i diabetici a mantenere il livello
di zucchero nel sangue a valori più stabili. E, lungi dal
far metter su pancia, al contrario è una buona alleata nei
casi in cui si debba perdere peso, perché induce sazietà
e regola le funzioni intestinali.
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