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LA PASTA? UN ANTIDOPING
PER TUTTI
Intervista ad Andrea Strata, professore di
Nutrizione
Clinica della Facoltà di Medicina dell'Università
di Parma
Professore, qual è stato il percorso
che ha portato prima, e certificato poi, i vantaggi della dieta-pasta
per chi fa sport a livello agonistico?
Per capire come si è arrivati al successo mondiale di un
modello alimentare invece dell'altro, occorre fare un passo indietro.
Una ventina di anni fa le "leggi" che regolavano l'alimentazione
degli atleti partivano quasi solo da presupposti teorici, nulla
di dimostrato. Roba da... Olimpiadi antiche. Nell'antica Grecia
tentavano di migliorare le prestazioni con cibi "magici".
Si dava carne di capra ai saltatori pensando che trasferisse loro
le prerogative "salterine" dell'animale. E carne di bue
ai lottatori per sviluppare colli taurini... Ebbene, anche la dieta
iperproteica imposta dagli "stregoni" americani è
nata come "magia bianca": le proteine fanno bene ai muscoli,
si diceva. E il problema non è mai stato affrontato in chiave
scientifica fino al dopoguerra.
Cosa ha determinato la svolta "scientifica"
in campo nutrizionista?
Le faccio un esempio: in una macchina si distinguono carburante
e telaio, giusto? Anche il corpo umano ha un motore, che è
la massa muscolare dell'atleta. Il cibo che ingerisce, invece, è
il carburante. Va chiarito che gli zuccheri prima, e i grassi poi,
sono gli energetici veri. Le proteine hanno una funzione plastica.
E adesso consideri una cosa: fino a pochi anni fa chiunque praticasse
un po' di attività fisica - dal ragazzotto calciatore in
una squadretta periferica, che si allenava quando capitava, al grande
re del gol, cinque training e tre partite a settimana - mangiava
la stessa cosa: riso in bianco, bistecca, insalata. Pazzesco. Soprattutto
sapendo che per digerire la bistecca ci vogliono 4 ore… praticamente
il momento peggiore lo si viveva durante una gara, quando il sangue
deviava verso le viscere proprio nel momento in cui serviva ai muscoli.
E allora, qual'è il comportamento
più giusto ?
Il rifornimento energetico tramite amidi, ovvero la pasta. Poi,
i grassi. Sarà più veloce la digestione. E migliore
la resa. Specie per gli zuccheri che richiedono meno ossigeno per
fornire energia al muscolo. L'acido grasso, che ha meno ossigeno
"dentro", nella struttura, ne chiede di più da
fuori. Il muscolo, normalmente, a riposo, brucia all'80% grassi.
Lo zucchero è conservato per l'emergenza. Quando si fa abitualmente
esercizio fisico, scatta il meccanismo inverso. Per capirci : il
sedentario parte dai grassi e finisce a zuccheri. Il maratoneta
parte dagli zuccheri e finisce con i grassi, vera riserva di sopravvivenza.
L'allenamento prolungato e costante, poi, aumenta, oltre all'apporto
di sangue e ossigeno al muscolo, lo spazio di immagazzinamento di
zuccheri. Ma questo ci porta a parlare dello schema Bergstrom.
Che cos'è lo "schema Bergstrom"
?
Il medico degli atleti svedesi, Bergstrom provò ad ampliare
al massimo lo "spazio" per stivare zuccheri nei muscoli.
Faceva correre i suoi campioni fino a esaurimento delle scorte,
poi ordinava un regime a base di pochi carboidrati, e prima della
gara (due-tre giorni) li "iperglucidizzava". Facevano
il pieno, insomma. Ma il problema è che la digestione diventava
difficile, con quel supercarico di zuccheri. Oggi si è trovato
un metodo più equilibrato.
Perché, come ci si regola?
Si adotta la pasta già in fase di allenamento. E l'allenamento
serve a programmare i muscoli a svuotarsi e riempirsi. Si pensi
a chi fa sforzi davvero prolungati… i ciclisti, i maratoneti…
Un ciclista in una tappa dolomitica consuma tra le 5.000 e le 7.000
calorie. Pedalando deve saper riempire e svuotare i muscoli. E con
il nuovo sistema, l'aumento di rendimento è certificato.
Si badi però: non esistono pozioni magiche. Campioni, si
nasce. Ma l'alimentazione può aiutare a cambiare i risultati.
Se è giusta, li migliora. Altrimenti... Lo stesso vale anche
per "il campione". Coppi mangiava pollo arrosto sullo
Stelvio e vinceva lo stesso. Ma se avesse aggiunto la pasta avrebbe
fatto ancora di più. Come hanno capito alcuni... diciamo
così, atleti molto particolari e celebri, che si affidano
ai nostri schemi nutrizionali.
E chi sono queste star "speciali"
?
Grandi cantanti lirici, di ambo i sessi, di cui sono medico e amico.
Io considero il concerto una vera prestazione atletica. Da affrontare
in termini di pasto pre-gara. Ovviamente, con la pasta. Ecco quindi
che nascono equivoci da parte dei... male informati. Vedendo un
grandissimo tenore mangiare spaghetti a metà pomeriggio -
ora perfetta per andare in scena alle 20 - un critico scrisse che
"questi artisti vivono in piena fase orale", sono "ghiottoni
coatti". Invece, un artista così, se ha cantato la sera
prima e ha un concerto serale, dorme sino a mezzogiorno, mangia
a colazione, e poi magari qualcosa a metà opera. Non ci si
deve meravigliare poi se, come un ciclista in crisi, prende una
stecca… è fame! Aggiungeteci la vita sedentaria, lo
stare al chiuso per paura di danni alla voce. È per questo
che ingrassano. La mia ricetta è: pasta, più ginnastica
da camera. Tutto in dosi giuste. Quindi meno grasso, più
resistenza, più potenza per la voce.
A chi altro va applicata subito la
dieta "pasta più i giusti grassi"?
A tutti i giovani atleti, specie quei calciatori di periferia di
cui sopra, che per inesperienza o ignoranza degli accompagnatori
rischiano di perpetuare scelte del tutto sbagliate. E che per migliorare
le prestazioni sono esposti alla sirena - e ai danni - di chimica
e farmacia, a cominciare dall'eccesso di integratori presi a caso.
Mangiare giusto, invece, migliora le prestazioni e salva la salute.
E la pasta, a modo suo, diventa così un gustoso antidoping.
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